Perché si dice “il gioco non vale (o vale) la candela”? Cosa significa e qual è l’origine?

Ogni tanto bisogna rischiare… anche se è sempre meglio pensarci un po’ su, perché potrebbe essere che “il gioco non vale la candela”! E’ proprio nei contesti in cui non si è sicuri di voler azzardare qualcosa o se stessi che si usa questa espressione. Ma qual è il suo significato preciso e la sua origine? E cosa hanno a che fare le candele in tutto questo? Prosegui la lettura e ti rivelerò le risposte!

Se non ne vale la candela, non ne vale la pena!

L’avversario ha fatto la sua mossa, ora tocca a noi fare la nostra, ma dobbiamo agire bene perché lui è vicino alla vittoria, mentre noi siamo nettamente in svantaggio… mi sa che non ci resta altro che giocarci il tutto per tutto… no un attimo, e se il “gioco non valesse la candela”?

Non stiamo ovviamente giocando nessuna reale partita in questo momento e non dobbiamo quindi preoccuparci di perdere, ma l’espressione appena citata fa riferimento a dei match (e a delle candele) tutt’altro che fittizi: ai giorni nostri, quando ci si incontra per una serata tra amici o familiari per giocare insieme ad un qualsiasi passatempo, lo facciamo in comode case ben illuminate da lampade e lampadari, ma durante l’età di mezzo l’energia elettrica non esisteva ancora e l’unico modo per fare luce era utilizzando candele o lanterne a olio, che a livello di prezzo erano molto dispendiose.

Quando si veniva perciò accolti nell’abitazione di qualcuno o si decideva di andare in una taverna per una partita a carte (il gioco forse più diffuso), le regole della buona educazione prevedevano che al padrone venisse portata una candela (o delle monete) come gesto di cortesia e ripagamento per aver ospitato.

Il più delle volte si giocava d’azzardo e finita la serata i partecipanti tiravano le somme: se si era vinto parecchio tutto ok, ma, come per qualsiasi gioco, si poteva anche perdere tutto o comunque più di quello che si era guadagnato, perciò... “il gioco non è valso la candela”, cioè la vincita è stata talmente infruttuosa che non ha permesso neanche di recuperare il costo della candela data al proprietario!

Partendo da questa teoria piuttosto accreditata, l’espressione “il gioco non vale la candela” si usa oggi per indicare un esito il cui raggiungimento comporterebbe troppo dispendio di risorse o fatiche, in senso propriamente economico o emotivo/sentimentale, senza che ci sia un profitto di ritorno e che quindi si preferisce evitare.

Di contro, “il gioco vale la candela” viene usata in riferimento a qualcosa che conviene invece fare, in quanto gli sforzi o le spese da sostenere per ottenerlo sarebbero tutti/e ripagati/e.

Secondo una diversa ipotesi, la frase avrebbe origine dal mondo ecclesiastico: alcuni fedeli, quando si recano in chiesa, sono abituati ad accendere un lumino in onore di un particolare santo, per far sì che lui possa ascoltare ed esaudire le loro preghiere, e lo facevano anche in passato.

C’erano però beati di serie A, quelli che a quanto pare erano “attenti” e “realizzavano” quanto richiesto, e beati di serie B, che invece non “davano risposta” o comunque non “facevano granché”.

Per questi ultimi allora perché doversi prendere la briga di accendere una candela se tanto poi il più delle volte “rimanevano in silenzio” o facevano prodigi molto scialbi e solo di rado? Praticamente, perché accendere una candela se “il santo non vale la candela”?

A quanto ci dice la teoria appena spiegata, sarebbe proprio infatti “il santo non vale la candela” l’espressione originale e che “il gioco non vale la candela” sia solo una sua trasformazione avvenuta nel corso degli anni.

Ma lo sapevi che le candele sono anche al centro della nascita della frase “essere al verde”? Verificalo di persona dando una lettura all’articolo dedicato!

Il Panda Curioso

Scritto da Il Panda Curioso

Pandone è un Panda Curiosone che ogni giorno si pone tantissime domande. Perchè si dice così? Perchè si fa così? E come ogni Curiosone che si rispetti va a cercare le risposte e le condivide con tutti i suoi amici curiosi. Seguilo anche tu!

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