Perché si dice “parlare a vanvera”? Che vuol dire l’espressione e da dove ha origine?

Ascoltare ciò che ci viene detto o raccontato lo facciamo tutti, ma se qualcuno “parla a vanvera” meglio tapparsi le orecchie! Cosa significa questa espressione? Qual è l’origine? Perché ci sono persone che interloquiscono con certa “vanvera”? Chi o cosa sarebbe? Per scoprire le risposte, leggi questo articolo fino alla fine!

“Parlare a vanvera”? Non ha completamente senso!

Stare in compagnia e scambiare due chiacchiere insieme è un modo sempre piacevole per passarsi un po’ il tempo, raccontandosi ad esempio di come va il lavoro, la vita in generale o parlando del più e del meno, magari, perché no, seduti in un bar e dando ogni tanto qualche sorso alla bevanda che più si gradisce e/o mangiando un croissant, panino o altra consumazione che sia… purché però appunto si parli normalmente e non “a vanvera”, perché altrimenti la conversazione potrebbe interrompersi prima del previsto!

Questa “vanvera” non è una signora che si intrufola senza permesso nei discorsi altrui e si mette a creare scompiglio, anzi non è proprio nessuno, ma si tratta di una particolare condizione che si verifica quando una o più persone cominciano a parlare insensatamente.

L’espressione “parlare a vanvera”, il cui primo utilizzo è a opera di Benedetto Varchi nel 1565, significa proprio infatti “dire cose senza senso, fuori luogo, senza riflettere, sciocche o false”, un po’ come dire “parlare tanto per”,  e non sempre viene fatto in modo involontario.

Sull’origine del termine ci sono diverse teorie: alcuni ritengono che possa derivare da “fanfera“, parola fonosimbolica dal significato “cosa da niente”, che a sua volta nasce da “fanf-fanf”, il suono tipico che esce fuori quando si dicono le cose biascicando, nonché quando si soffia all’interno di una tromba; “parlare a vanvera” potrebbe essere interpretato perciò anche come “parlare solo per dare aria alla bocca”.

Una seconda ipotesi dice che l’espressione sia la trasformazione dei termini dialettali della Toscana “a bàmbera” “a cianfera” (non a caso il personaggio citato poco fa era di Firenze), nel quale il primo, probabilmente, è arrivato a noi dalla Spagna e si usava in riferimento a tutto ciò che era considerato una perdita di tempo.

Altra teoria ancora, spiega che “vanvera” assomiglia a livello di scrittura alla parola “vano”, che da vocabolario sappiamo significare “privo di contenuto, inutile” e questo confermerebbe il perché si usa la locuzione “parlare a vanvera” nel senso che oggi conosciamo.

Per concludere, esiste una teoria molto curiosa riguardo la nascita dell’espressione, ma allo stesso tempo sicuramente poco chic: tra i nobili di Napoli e di Venezia del diciassettesimo secolo, era molto in voga l’utilizzo di un particolare arnese che, una volta inserito nel “foro posteriore” del corpo, consentiva di eliminare in maniera quasi tranquilla e silenziosa i gas prodotti dall’intestino, nel caso qualcuno era solito produrne in quantità eccessiva per problemi gastroenterici, in modo tale così da non rendere imbarazzante e “appariscente” un’azione che di per sé normalmente lo è, evitando inoltre di arrecare disturbo alle eventuali persone presenti.

Questo “portentoso” oggetto era disponibile in due versioni, una da letto, per risolvere i “rumori notturni” e una “comodissima” variante da passeggio, utile per non “sfigurare” in pubblico. Lo strumento si chiamava esattamente “vanvera”, grazie alla quale, anche se può sembrare poco appropriato dirlo, chi la utilizzava poteva “far sfiatare il suo di dietro”, perciò, facendo un’associazione proprio con questo, “parlare a vanvera” può essere interpretato come “parlare buttando aria con il posteriore”.

Il Panda Curioso

Scritto da Il Panda Curioso

Pandone è un Panda Curiosone che ogni giorno si pone tantissime domande. Perchè si dice così? Perchè si fa così? E come ogni Curiosone che si rispetti va a cercare le risposte e le condivide con tutti i suoi amici curiosi. Seguilo anche tu!

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