Perché si dice “per il rotto della cuffia”? Da dove ha origine l’epressione?

Può succedere in diverse occasioni di cavarsela “per il rotto della cuffia”, cioè nella maniera migliore, quasi per intervento provvidenziale, limitando anche la maggior parte dei danni… proprio come poteva accadere ai cavalieri medievali! A cosa mi sto riferendo esattamente? E perché si dice esattamente “per il rotto della cuffia”? Se vuoi scoprirlo, continua la lettura!

“Per il rotto della cuffia”: da augurare e augurarselo sempre!

Sono molte le esperienze e tanti i momenti che durante la nostra vita abbiamo, ma a volte sono positivi, altre meno… e altre ancora proprio per nulla! In questo ultimo caso quello che dobbiamo fare è, da parte nostra, non lasciarci buttare giù dalla negatività e metterci di buona volontà perché il tutto possa risolversi per il meglio, o per lo meno in modo adeguato.

Ma se la buona volontà, come facile che sia, non bastasse? Quello che serve allora è, dicendolo senza vergogna, una buona dose di sfacciata fortuna, così da sperare di scamparcela “per il rotto della cuffia”, alla stessa maniera di un prode cavaliere.

E cosa centrano ora i guerrieri a cavallo? Ce lo spiega il sito treccani.it: nell’età medievale era diffusissima la giostra, una specie di torneo-gioco, in cui due cavalieri correvano al galoppo uno contro l’altro impugnando una lancia e il primo dei due che riusciva a colpire l’altro, facendolo disarcionare (e purtroppo a volte uccidendolo), era dichiarato vincitore.

Di questo gioco esistevano diverse varianti, tra cui quella della Quintana o del Saracino, nei quali un cavaliere in carne e ossa doveva vedersela con un fantoccio meccanico fermo, ma dotato di braccia semoventi e girevoli, una libera e l’altra provvista di un anello. Il soldato, partendo in corsa con il suo cavallo, avrebbe dovuto cercare di introdurre la sua lancia nell’anello e sfilarlo via dal braccio del manichino… senza però farsi colpire dall’altro!

L’esito quindi poteva finire in tre modi: riuscire a prendere l’anello incolumi, non prenderlo ed essere buttati a terra o… prenderlo “per il rotto della cuffia”, cioè quella volta in cui l’anello veniva afferrato, anche se la botta da parte dell’automa fosse arrivata lo stesso in pieno volto, ma siccome, ovviamente e fortunatamente come noto, i cavalieri vestivano con armature, quella che veniva colpita non era la loro testa, bensì l’elmo che indossavano, chiamato anche cuffia, che però, a causa del colpo ricevuto, poteva rompersi; in altre parole, il campione aveva preso l’anello e gli era andata a buon fine, sebbene la cuffia si era infranta.

Quindi adesso sappiamo perché oggi la frase “per il rotto della cuffia” viene usata nel senso di “scamparsela” e/o “superare in modo molto positivo un frangente complicato”.

I cavalieri non passavano il loro tempo soltanto nei tornei, ma anche tra cruente battaglie… molto spesso arrivando ai ferri corti! Hai voglia di scoprire il significato e l’origine dell’espressione? Allora clicca qui!

Il Panda Curioso

Scritto da Il Panda Curioso

Pandone è un Panda Curiosone che ogni giorno si pone tantissime domande. Perchè si dice così? Perchè si fa così? E come ogni Curiosone che si rispetti va a cercare le risposte e le condivide con tutti i suoi amici curiosi. Seguilo anche tu!

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